Gli applausi parigini

In quindici anni a Parigi ne ho visti di spettacoli! Tantissimi, anche molto diversi per genere: dalla prosa al circo al balletto… ed ogni volta, alla fine, restavo colpita dalla maniera di applaudire dei parigini.

Quando uno spettacolo li entusiasma, dapprima scatta l’applauso che conosciamo e facciamo anche noi in Italia, forte, gioioso, confuso, energico, però poi qui ad un tratto, senza nessuna concertazione, tutti iniziano a battere le mani scandendo il tempo, l’applauso diventa coro, con un ritmo che cresce, cresce sempre di più, sempre più forte, quasi come se con quel battere il pubblico urlasse agli artisti sul palco: “An-co-ra-An-co-ra-An-co-ra…!” E li ho sempre un po’ invidiati gli attori francesi per questo, mi chiedevo chissà cosa si prova di fronte ad una sala che ti applaude così?!

Mercoledì sera finalmente l’ho provato io! L’applauso è scattato, si è trasformato in coro e mi ha inchiodato lì, a me, che di solito entro ed esco a prenderli come sono abituata a fare. Invece no. Stavo lì, immobile quasi, non potevo andarmene e allora me lo sono ascoltato bene questo applauso, l’ho registrato tutto, così, ho pensato, ogni tanto me lo riascolto.

E a dir la verità, ho iniziato a farlo da subito, dall’indomani: a colazione, in metropolitana, durante il recupero dei materiali in teatro, mentre riempivo la lavastoviglie… E ho capito che da’ dipendenza e non c’è cura disintossicante che tenga. L’unica soluzione è tornare in scena qui e provocarlo di nuovo.

Così ho accettato sia l’invito di portare VECCHIA SARAI TU! ad una prossima edizione del Festival MigrActions, che l’impegno di iniziare tra un paio di mesi le prove della versione francese di STASERA OVULO.

Per un applauso. Un applauso parigino.

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