La gioia di “partorire” una storia

Scritto il 19 Giugno 2013

Alle 5:46 di questa mattina ho aperto gli occhi. Troppo rumore nella mia testa. Personaggi, situazioni, immagini, parole, un gran trambusto. Già mi avevano disturbato nell’addormentarmi e a nulla erano serviti i tappi nelle orecchie. Mi sono alzata decisa a mettere ordine e come sono entrata nella stanza da lavoro, caffè in una mano e penna nell’altra, i fogli sparsi con parole, immagini, personaggi, abbozzi di storie e quant’altro, si sono messi subito in riga!

Improvvisamente, di colpo, come un neonato sparato fuori dal ventre della madre dopo lunghe ore di travaglio, l’ho vista! La storia che voglio raccontare, la struttura del mio prossimo spettacolo, era lì, c’era tutta, tutta al posto giusto, le giuste proporzioni, rideva, mi faceva ridere, interagiva, scalciava, mi mostrava i personaggi, le idee di musiche, le luci, i movimenti di scena….

Ho provato una gioia infinita, un sollievo, dopo queste ultime settimane di forte dubbio, di confusione, di tentativi. Avere la storia, con il suo inizio e la sua fine, è un po’ come un neonato, c’è, è lì, ma ha bisogno ancora di tanto per diventare indipendente prima di  mandarlo a scuola da solo.

Fortunatamente non ci vorranno anni per raggiungere quello stadio, ma qualche mese sì e sapendo di avere un’ottima famiglia intorno di compagni d’avventura, non vedo l’ora di farla crescere!

Due righe ogni tanto sulla #Attriciklife

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